Ezio Vendrame: quella volta in cui giocando con il Pordenone…

Ezio Vendrame è da tutti considerato uno dei maggior talenti calcistici italiani, ma era troppo innamorato del pallone e belle donne.
Ezio Vendrame ex calciatore del pordenone
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Ezio Vendrame, genio del calcio

Dopo aver parlato di Pier Paolo Pasolini, cittadino illustre della provincia di Pordenone, vogliamo accendere i riflettori su un’altra persona “speciale”. Se fossero stati contemporanei, Pier Paolo Pasolini si sarebbe sicuramente innamorato di lui; controcorrente, geniale, vita al limite, godereccio, sincero, umano. E non parliamo di Pier Paolo Pasolini, cui questi aggettivi ben si attanaglierebbero, ma di Ezio Vendrame, il genio del calcio.

Ezio Vendrame è da tutti considerato uno dei maggior talenti calcistici italiani. Diventato famoso nelle file del Lanerossi Vicenza, fece anche una breve parentesi nel Napoli di Vinicio, che lo aveva fortemente voluto. Ma il suo genio e la sua sregolatezza alla fine lo fecero durare poco nella città campana. Con la palla al piede era capace di fare di tutto ma era appunto troppo innamorato del pallone, oltre che delle belle donne.

Ezio Vendrame a Pordenone conquistò una promozione

Nell’anno in cui militò nel Pordenone Calcio, oramai a fine carriera, cui fece conquistare un’insperata promozione nell’allora serie C2, chi scrive ebbe l’onore di allenarsi con lui allo stadio Bottecchia, insieme a tanti altri giovanotti di belle speranze. L’allenatore della prima squadra era Adriano Buffoni, mentre il settore giovanile, e precisamente gli allievi, erano guidati da Guido Del Grosso, ex mezzala della Juventus, di grandi trascorsi sportivi e altrettanto grande fisico, appesantito anche dagli anni.

Rubargli la palla era un’impresa, un prestigiatore

Già rubare palla a lui era veramente un’impresa, ma quello che riusciva a fare Ezio Vendrame, quelle poche volte che arrivava allo stadio prima degli altri per allenarsi, prendendoci in giro, era incredibile. Allo stadio Bottecchia, all’uscita del sottopasso che immetteva sul campo di gioco, c’era uno spazio angusto fra la porta e la pista di ciclismo dedicato al grande campione Ottavio Bottecchia, nato e morto a pochi chilometri da Pordenone. In quel poco spazio, dove giocavamo anche a calcio-tennis per riscaldarci, ho avuto modo di contare 6 ragazzotti di noi, tutti fisicamente prestanti ed alcuni già in prima squadra, che attaccavano in contemporanea Ezio Vendrame, senza riuscire a togliergli la palla dal piede. E lo faceva quasi da fermo! Alcune volte sembrava che facesse sparire il pallone ed il più delle volte riusciva a fargli fare traiettorie e spostamenti che non giudicavi possibili.  Un vero e proprio “artista” del pallone, anzi, un “prestigiatore”.

Preferiva insegnare il calcio a ragazzi orfani

Molti cronisti dell’epoca lo hanno paragonato al mitico George Best, con cui aveva una forte rassomiglianza non solo tecnica ma anche fisica. Per non parlare poi di dell’estrosità e del tipo di vita vissuta.

Ritrovai Ezio Vendrame tanti anni dopo, quando allenava il settore giovanile di San Vito al Tagliamento, cittadina confinante con il suo paese. Facemmo una bella chiacchierata, parlando non solo del periodo del Pordenone Calcio, ma anche delle difficoltà del momento per i giovani che volevano fare calcio. Partimmo dalla sua famosa frase, con cui aveva detto provocatoriamente che preferiva insegnare il calcio a ragazzi orfani, per sottolineare come l’ingerenza ed il comportamento dei genitori era diventato impossibile. Mi disse che tutti volevano il figlio campione e che nessuno aveva capito che i ragazzi dovevano per prima cosa divertirsi, potendo giocare senza troppi schematismi, ma liberi di esprimersi.

Il Pasolini del pallone

Attilio Bertolucci, poeta e padre dei famosi registi, arrivò a definire Ezio Vendrame “ il Pasolini del pallone” per le sue grandi doti anche poetiche vere e proprie.

Sul finire della sua vita, al compimento dei settant’anni, incontrò un giornalista, Massimiliano Castellani, presso il cimitero di Casarsa delle Delizia, ove è sepolto Pier Paolo Pasolini e disse sconfortato: “hanno dimenticato lui, potevano ricordarsi di me?”. Anche a Gianni Mura, parecchi anni prima, aveva dato appuntamento davanti alla tomba di Pier Paolo Pasolini, dicendo che “ lì almeno avrebbe trovato anche la persona più viva del paese”.

Caro Ezio, ti ricordiamo, certo che ti ricordiamo. Ricordiamo Pier Paolo Pasolini e ricordiamo te.

Due uomini che, senza mai incontrarsi, hanno avuto un filo comune che li ha accompagnati nella loro vita e che ne hanno fatto due persone veramente speciali.

Tiziano Cornacchia, organizzatore del torneo Gallini Cup

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